Francia/Italia e migranti

Secondo Macron: “C’è un certo cinismo e irresponsabilità nel comportamento del governo italiano nei confronti di questa drammatica situazione umanitaria”. Non condivido l’affermazione di Macron e spiego il perché. Dal 2013, sono circa 700.000 i migranti africani approdati sulle nostre coste e nell’estate del 2015, Bruxelles aveva chiesto agli Stati membri di compiere uno sforzo di solidarietà e aderire a un programma per ricollocare i richiedenti asilo. In base agli impegni assunti, 98.255 persone (34.953 provenienti dall’Italia e 63.302 dalla Grecia) entro il 31 maggio avrebbero dovuto trovare protezione in altri Stati membri. Le promesse, però, non sono state mantenute e appena il 35% dei profughi ha potuto stabilirsi altrove. E per quanto riguarda proprio la Francia, ne ha accolti solamente 640 rispetto ai 7.115 previsti. Quindi, ritorno al signor Macron l’accusa di “cinismo e irresponsabilità” perché, tra tutte le pecche della nostra Italia, non può esserci certamente quella di essersi dimostrata avara nell’accoglienza.

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Sahel: terrorismo, criminalità e immigrazione

I terroristi che operano nel Sahel sono, per la maggior parte, locali che hanno ripreso l’ideologia salafita per cercare di creare uno stato islamista ma, soprattutto, preservare le rotte di contrabbando attraverso il Sahel. Le antiche carovane di sale che dal Mali attraverso il Sahel si dirigevano verso l’Europa e il Medio Oriente, si sono trasformate in traffici di droga, diamanti e oro. Le ingenti entrate derivanti da questo traffico, hanno contribuito a finanziare l’AQIM, il MNLA, il MUJAO e altri gruppi generando un sostegno finanziario e politico per gli estremisti wahhabiti. Inoltre, il crollo della Libia di Gheddafi, ha prodotto degli estremisti radicali che offrono ai contrabbandieri del Sahel protezione e molte armi. Le tribù del Mali settentrionale sono incoraggiate e protette da organizzazioni terroristiche nelle sterili distese del nord del Paese e vivono, in simbiosi, con le forze terroristiche. I loro percorsi si sovrappongono: mentre le tribù continuano il contrabbando, Al Qaeda nel Maghreb islamico (AQIM) si impegna nella tassazione illegale nelle sue aree di controllo, l’ISIS in Libia è molto attiva nel traffico di esseri umani e narcotici e Boko Haram genera entrate significative dal commercio di cocaina ed eroina. La tratta di esseri umani e il contrabbando, si sovrappongono alle minacce terroristiche anche perché sono accompagnati da un grande afflusso di armi. Ancora alla fine del 2016 Conflict Armament Research, l’organizzazione britannica che monitora i trasferimenti di armamenti e le catene di approvvigionamento, pubblicava un importante rapporto: “Investigating cross-border weapon transfers in the Sahel”. Il rapporto confermava che molte delle armi del regime di Gheddafi, avevano svolto un ruolo importante nelle insurrezioni tuareg e islamiste del 2012 in Mali. Ma il rapporto documentava anche i flussi di armi successivi al 2011 che provenivano da Paesi africani, in particolare dalla Repubblica centrafricana e dalla Costa d’Avorio (anche il Sudan dal 2015 è diventato una fonte importante di armi utilizzate dai miliziani). Da considerare che la sfida logistica nell’opporsi alla minaccia terroristica e criminale nel Sahel non è facile, con ampie distese di sabbia e dune, spezzate da piccoli villaggi e, occasionalmente, da una città. Nella maggior parte della regione non ci sono stazioni di rifornimento, pozzi, officine di riparazione, depositi di acqua, scorte alimentari o riserve di carburante. Le basi aeree di solito sono adatte solo a piccoli aerei e mancano le gru, i carrelli elevatori e le attrezzature di carico e scarico. Il lato positivo, è che la mancanza di copertura del suolo consente l’ utilizzo degli Unmanned Aerial Vehicles (UAV) – schierati dalle forze occidentali- che possono cercare, osservare e distruggere piccole forze mobili. Infine, questa regione africana è afflitta da governi corrotti, estrema povertà, frequenti carestie e siccità e una forte crescita demografica. Tutti questi fattori hanno contribuito a incrementare le migrazioni, l’estremismo islamista e la criminalità organizzata transnazionale che non rappresentano un problema solo nel Sahel, ma hanno  effetti di ricaduta al di fuori della regione e in particolare nell’UE, data la stretta vicinanza di questa regione ai Paesi europei.

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Immigrazione

L’acronimo OPL 245 significa poco per la maggior parte delle persone. Eppure, è il nome dell’accordo per l’acquisizione del più grande blocco petrolifero (oltre 9 miliardi di barili di greggio) in Africa. Si trova al largo delle coste della Nigeria che è il Paese più popoloso del continente e quello dal quale il maggior numero di migranti è arrivato via mare in Italia. La cifra di 1,1 miliardi di dollari investiti dalle compagnie europee di petrolio e gas nell’acquisizione di questo blocco, non è stata investita per i cittadini nigeriani, ma ne hanno beneficiato solo un numero molto limitato di funzionari corrotti. OPL 245 non è un caso eccezionale. In effetti, le risorse naturali (carburante, oro, gas, ecc.), della maggior parte, se non tutti, i Paesi africani e un certo numero di stati nel Mediterraneo orientale,  vengono ancora gestiti attraverso società offshore che, in larga misura, sono collegate ad aziende e uomini d’affari europei e americani. (Come confermato dai Panama Papers, le società anonime, circa 1400, e i paradisi fiscali vengono utilizzati per sfruttare la ricchezza naturale di alcuni dei Paesi più poveri del mondo). La “destabilizzazione” di alcuni Paesi poi, è un altro aspetto chiave da considerare quando si affrontano le condizioni strutturali che stanno promuovendo “la migrazione e la tratta di persone”. È una storia antica quanto il mondo: le persone tendono a emigrare quando si sentono insicure o incapaci di soddisfare i loro bisogni. In questo contesto, è sufficiente ricordare che, secondo i dati forniti dal Dipartimento di Stato americano, da quando George W. Bush ha dato il via nel 2001 alla cosiddetta “Guerra al terrorismo “, gli atti terroristici  sono aumentati del 6.500% (199 attacchi nel 2002, 13.500nel 2014). Nonostante 15 dei 19 dirottatori dei jet che hanno colpito le Twin Towers fossero cittadini sauditi, l’amministrazione Bush ha deciso di rispondere agli attacchi dell’11 settembre colpendo l’Afghanistan e l’Iraq. Non è un caso che questi due Paesi siano quelli che hanno subito la metà del numero totale degli attacchi sopra menzionati. La destabilizzazione di gran parte del Medio Oriente e del Nord Africa e la profonda influenza che questo ha avuto sulla stabilità delle regioni limitrofe è parzialmente, se non principalmente, un risultato diretto delle decisioni prese dagli USA.  Ma in che modo la migrazione influenzerà l’Africa e l’Europa nei prossimi decenni? La risposta è in larga misura legata ai dati demografici. La popolazione totale dell’Africa crescerà dagli attuali 1,2 miliardi a 2,5 miliardi entro il 2050, mentre alcuni Paesi europei vedranno diminuire la propria popolazione o rimanere relativamente stagnanti nello stesso periodo. Ad esempio, l’UE prevede che la popolazione italiana diminuirà da circa 61 milioni a meno di 59 milioni entro il 2050. Ciò significa che affrontare la migrazione e la tratta di persone schierando truppe o dirottando i flussi umani è una vera e propria falsa soluzione. E’ necessario  decostruire l’immagine comune di un’Europa generosa impegnata a trovare soluzioni umanitarie a “milioni di migranti”, e che deve far fronte alle conseguenze dei “problemi degli altri”. Troppo spesso tendiamo ad affrontare il presente drammatico di molti Paesi del Medio Oriente e dell’Africa come qualcosa che appartiene a popoli e contesti che sono in gran parte distaccati dal nostro passato e presente politico, storico ed economico. Dobbiamo accettare che sin tanto che sfrutteremo risorse e destabilizzeremo nazioni, niente e nessuno potrà fermare la migrazione di interi popoli.

(Nella foto: Le “rotte” migratorie di terra che dall’Africa subsahariana convergono verso la Libia e l’Egitto. Fonte: Esodi/MEDU 2017)

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