Isis: il massacro nello Sri Lanka non è una ritorsione per l’attacco in Nuova Zelanda

Alcuni esperti oltre che funzionari del governo dello Sri Lanka, hanno dichiarato che l’attacco dello Stato islamico nel Paese, che ha ucciso centinaia di cristiani nelle chiese e turisti stranieri negli alberghi, è stata una rappresaglia per il massacro neozelandese che ha ucciso decine di musulmani. Ma è una deduzione sbagliata per diversi motivi.

Anzitutto il mese scorso è stato divulgato dall’Isis un discorso di Abu al-Hassan al-Muhajir, portavoce dello Stato islamico, in cui ha fatto un breve accenno al massacro in Nuova Zelanda. Esattamente: ” … e la scena dell’uccisione nelle due moschee dovrebbe risvegliare i negligenti e incitare i sostenitori del Califfato che DIMORANO LÌ a vendicarsi dei figli della loro Ummah (società) che sono massacrati in ogni luogo della terra sotto la supervisione e la benedizione degli stati della Croce e dei governi apostati”. L’implicazione nella frase “dimorando lì”, è la Nuova Zelanda  e potrebbe anche essere estesa ai sostenitori del Califfato in altri stati che però “dimorano li”.

Inoltre, lo Stato islamico, nelle rivendicazioni che si riferiscono agli attacchi nello Sri Lanka, non ha parlato di ritorsione per il massacro in Nuova Zelanda. Invece, è stata seguita una logica coerente col pensiero di Isis e tipica del gruppo terrorista: gli stranieri uccisi negli hotel sono in gran parte cittadini dei Paesi occidentali che fanno parte della coalizione guidata dagli Stati Uniti contro lo Stato islamico. E questo, coincide con i costanti appelli iniziati sin dal 2014 per colpire i cittadini della “Coalizione crociata”. E, sempre nelle rivendicazioni, Isis descrive i cristiani dello Sri Lanka come “muharibeen” (in guerra). Di seguito, a conferma, ecco alcune parti dell’articolo della newsletter al-Naba (settimanale dello Stato islamico), proprio sugli attacchi nello Sri Lanka: “Un gruppo di soldati del Califfato in Sri Lanka ha compiuto domenica mattina… 7 attacchi di martirio e inghimasi (inghimasi sono i terroristi combattenti che combattono sino alla loro morte) che hanno preso di mira un numero di chiese dei cristiani in guerra e raggruppamenti di cittadini degli stati crociati in un numero di città dello Sri Lanka ……Più di 350 sono stati uccisi e fino a 650 sono stati feriti negli attacchi… tra i quali più di 45 provenienti da Stati Uniti d’America, Gran Bretagna, Olanda, Spagna, Francia, Cina e India. Nello specifico, i fratelli inghimasi si sono diretti verso un certo numero di chiese e hotel frequentati dai cittadini dell’alleanza crociata….e hanno fatto esplodere una serie di esplosivi e poi le loro cinture esplosive sui crociati, abbattendo molti dei cittadini dell’alleanza crociata”. Per quanto riguarda i cristiani dello Sri Lanka, il concetto di “muharibeen” fa riferimento al versetto 9:29 del Corano, che stabilisce che i miscredenti, compresi ebrei e cristiani, dovrebbero essere combattuti fino a quando non si convertono o non pagano la jizya (tassa) all’autorità musulmana. Di conseguenza Isis li considera “in guerra”.

In conclusione, quindi, è sbagliato ritenere l’attacco dello Stato islamico in Sri Lanka una “vendetta per il massacro in Nuova Zelanda”, semplicemente perché questa convinzione non è supportata da ciò che lo stesso Stato islamico ha dichiarato in proposito. Gli attacchi nello Sri Lanka, sono da inquadrare, invece,  come parte di una grande lotta globale contro i “Crociati”. Isis vuole ferire in particolare i cittadini dei Paesi che l’hanno combattuto nella coalizione guidata dagli Stati Uniti e, più in generale, i cristiani e gli altri “miscredenti” nel mondo che non si sottomettono alla sua autorità.

sri

(Funerale, delle vittime a Negombo. Foto di Thomas Peter / Reuters)

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Autore: niaguaita

Sociologa e scrittrice

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