Terrorismo: come si diventa una bomba umana

La motivazione principale dei terroristi suicidi riguarda la certezza di entrare in “Paradiso … essere alla presenza di Allah … incontrare il profeta Maometto ” e raccogliere i frutti della partecipazione a una guerra santa. Il potere motivante dell’ideologia, risiede nel suo identificare una discrepanza da uno Stato ideale e offrire un mezzo per rimuovere la discrepanza attraverso l’azione. Un terrorismo che giustifica l’ideologia, identifica un colpevole (cioè l’Occidente) presunto responsabile per la discrepanza e descrive la violenza contro quel colpevole, il jihad, come mezzo efficace per spostarsi verso lo Stato ideale.

Nella percezione musulmana di un mondo diviso tra dar al-Islam (casa dell’Islam) e dar al-harb (sede della guerra), il jihad è necessario per perfezionare il primo e per estendere il secondo. L’obiettivo del jihad è chiaro: stabilire il dominio di Allah sulla terra costringendo i non-musulmani ad abbracciare l’Islam. Ayman al-Zawahiri (leader di al Qaeda) che ha chiamato al Jihad contro un nemico interno (regimi arabi infedeli) e nemici esterni (aree non controllate dai musulmani), ha affermato che la fede islamica è “Più importante della vita, dell’onore e della proprietà “. Slogan come “L’Europa è il cancro, l’Islam è la risposta” e “L’Islam dominerà il mondo”, per la “bomba umana” possono diventare una realtà attraverso il suicidio che è considerato, dall’estremismo, un mezzo legittimo per realizzare queste intenzioni.

Ma l’ideologia non è l’unica motivazione: militanti e bombe umane sono spinti anche dai legami sociali. E anche quando i jihadisti, usano il Corano e la Sunna per inquadrare la loro lotta, le loro giustificazioni per la violenza sono principalmente laiche e basate su rimostranze: lo sfruttamento del passato, l’oppressione attuale, le condizioni di vita povere e opportunità limitate. Unite a mancanza d’istruzione, alienazione politica, emarginazione sociale e isolamento culturale. Sostanzialmente, il Jihad dice a questi giovani: “Voi siete degli outsider, nessuno si occupa di voi. Insieme possiamo cambiare il mondo”. In breve, non esiste un profilo a livello individuale per il kamikaze. Le bombe umane sono un prodotto d’interazioni strutturali, sociali e individuali.

Una bomba obbediente e carica d’odio però, non s’improvvisa. Leader carismatici, guide spirituali (anche tramite Internet), moschee e madrase estremiste, riescono a utilizzare i normali desideri di una vita confortevole e la religione per creare delle microcomunità unite nella realizzazione di un progetto segreto considerato di vitale importanza, e pronte a esplodere in attentati verso l’esterno. Secondo Bruce Hoffman, direttore del più importante think tank privato di ricerca su strategia e organizzazione militare nel mondo, la Rand Corporation, la bomba umana è in definitiva un’arma intelligente, economica, efficace e in grado di cambiare traiettoria fino all’ultimo secondo. E in media, in grado di fare quattro volte il numero delle vittime di ogni altra tecnica di guerriglia.

Economicamente, con un attentato suicida, si va a colpire il nemico nel capitale umano più prezioso: la popolazione civile ma soprattutto, si va a strappare il tessuto della fiducia che tiene insieme le società. Ecco perché diventa di vitale importanza imparare a cogliere nei piccoli gruppi e nelle comunità presenti anche nelle nostre città e periferie i segni di una radicalizzazione di matrice terroristica, sondando ogni forma di aggregazione.

Autore: niaguaita

Sociologa e scrittrice

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