Siria: la sconfitta degli Stati Uniti e la battaglia per l’egemonia globale

La Siria, la Russia e l’Iran hanno vinto. La Turchia è paralizzata dalle perdite in Siria e sta cercando disperatamente un nuovo equilibrio geopolitico. La Francia e la Germania sono molto preoccupate per i profughi e gli estremisti che inondano i loro confini e sono disposti a contrastare –su questo tema- gli Stati Uniti. In breve, il cosiddetto “processo politico” in Siria, sarà quello che la Siria, la Russia e l’Iran vogliono che sia. I loro incontri ad Astana (la capitale kazaka, dove hanno avuto luogo una serie di colloqui di pace), hanno ottenuto la smilitarizzazione dei punti caldi in Siria, riportandoli sotto il controllo del governo. Nei loro incontri a Sochi (in Russia), sono riusciti a far incontrare siriani di ogni estrazione. Quindi, questi tre Paesi individueranno il processo costituzionale che, prevedibilmente, sarà per lo più sotto i termini del vincitore e riporterà la Siria al 2011, quando Assad aveva approvato delle riforme senza precedenti che la comunità internazionale aveva deciso di ignorare. Infatti, pochissime persone in Occidente sanno che Assad ha proposto numerose riforme in risposta ai disordini iniziali del 2011 e che alcune di esse sono sorprendentemente liberali.

Dal 2011, Assad ha emanato decreti che sospendevano quasi cinquant’anni di leggi d’emergenza che vietavano le assemblee pubbliche, mentre altri leader arabi stavano facendo il contrario in risposta alle loro “rivolte”. Altri decreti includevano l’istituzione di un sistema politico multipartitico, i limiti di scadenza per la presidenza, la sospensione dei tribunali per la sicurezza dello stato, la liberazione di prigionieri, accordi di amnistia, decentramento verso le autorità locali, licenziamento di figure politiche controverse, introduzione di nuove leggi sui media che vietavano l’arresto di giornalisti e prevedevano maggiore libertà di espressione, investimenti in infrastrutture, alloggi, fondi pensione, instaurazione di un dialogo diretto tra popolazioni e autorità governative e una commissione per dialogare con l’opposizione. Lo stato siriano non è ricco, ma ha sempre fornito servizi di base, oltre a istruzione, assistenza sanitaria, alimenti di prima necessità per la sua popolazione. E ha condiviso con loro una visione del mondo antimperialista, antisionista, resistenza contro i poteri interventisti, indipendenza, ecc. In poche parole, Assad ha sempre mantenuto il sostegno di alcuni collegi elettorali molto importanti quali i principali centri urbani di Aleppo e Damasco, la classe economica media e le élite, le forze armate (molto significativo), i gruppi minoritari (alawiti, cristiani, drusi, sciiti, ecc.) e i sunniti laici.

Premettendo che chiunque nell’apparato di sicurezza nazionale degli Stati Uniti abbia preso la decisione di reindirizzare le insurrezioni arabe contro avversari regionali, ha commesso un errore colossale, gli Stati Uniti hanno perso il conflitto con la Russia e i suoi alleati fin dai primi attacchi aerei russi del settembre 2015. La ragione è molto semplice. “Chi domina l’aria e la terra vince la guerra”: l’intervento russo ha fornito all’esercito siriano e ai suoi alleati di terra la copertura necessaria per svolgere efficacemente il proprio lavoro. Obama era felice di fare il “Cambio di regime” nel modo passivo-aggressivo che i democratici fanno: tutto “Humanitarian intervention”, “marketing spin” e tragici “Soundbites”. Ma il premio Nobel per la pace non avrebbe messo –per nessuna ragione- gli aerei degli Stati Uniti nello spazio aereo dominato dalla Russia in Siria.  Certamente non dopo l’Iraq e l’Afghanistan, e non dopo che i russi e i cinesi avevano bloccato la risoluzione dell’ONU del Consiglio di sicurezza ponendo il veto su tutte le risoluzioni che avrebbero potuto legittimare l’intervento.

Tutte le guerre occidentali moderne sono state combattute con immagini manipolate e disinformazione. La chiamiamo propaganda e accusiamo i nazisti e i sovietici di averlo fatto, ma gli Stati Uniti lo fanno meglio di chiunque altro. È letteralmente lo strumento principale del kit militare americano. Se avete la possibilità di leggere il manuale Unconventional Warfare delle forze speciali statunitensi, vedrete come la propaganda è fondamentale agli sforzi degli Stati Uniti per mantenere l’egemonia. Tutto inizia e finisce con “scene-setting” e “swaying perceptions” per preparare una popolazione a sostenere invasioni, occupazione, guerre di droni, “Interventi umanitari”, ribellione, cambio di regime. Non è stato diverso per la Siria fin dal primo giorno, ma i siriani hanno avuto l’audacia di resistere per otto anni e tramite Twitter, Facebook e i media alternativi, ogni giorno si son fatti buchi nella trama di Washington. Non si può tenere in piedi una “scene-setting” e “swaying perceptions” per 8 anni. Le persone finiscono col capire.

E poi c’è la questione delle armi. Elementi dell’opposizione erano armati fin dall’inizio delle proteste, anche se era difficile dimostrarlo perché erano stati compiuti notevoli sforzi per nasconderlo. Ma poi la Lega Araba (che aveva espulso la Siria e quindi imparziale) ha inviato una squadra di osservatori che ha prodotto un rapporto (di cui non si è letto sulla stampa occidentale). La missione di osservatori ha dettagliato gli attentati dell’opposizione, il terrorismo, gli attacchi a infrastrutture e a civili. Eppure, abbiamo continuato a sentire per diverso tempo sui media: “L’opposizione è disarmata e pacifica”. Oggi sappiamo che gli Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Qatar, Arabia Saudita, U.A.E. e la Turchia sono i principali Paesi che hanno armato, addestrato, finanziato ed equipaggiato i militanti, e che hanno trovato modi complicati per evitare si sapesse, specialmente all’inizio. Le armi sono arrivate in Siria da tutti e cinque i Paesi di confine in diversi momenti di questo conflitto -Libano, Giordania, Turchia, Iraq, Israele – anche se la maggior parte delle armi sono probabilmente arrivate via Turchia, con trasferimenti coordinati con i partner della NATO.

I lanci di missili su Damasco nel dicembre 2011 e nel gennaio 2012, furono le prime azioni pubblicamente attribuite ad al-Qaida, e furono presto seguite da un video del capo di AQ Ayman al-Zawahiri che esortava i suoi compagni jihadisti a riversarsi nel teatro siriano. Non so se avete sentito parlare del documento declassificato del 2012 della Defense Intelligence Agency su AQ. Questo documento rivela che gli Stati Uniti e i loro alleati avevano identificato AQ come la forza di combattimento più forte e più capace in Siria contro il governo di Assad, che questi estremisti avevano intenzione di creare un “Salafist principality” sul confine siriano-iracheno e che gli Stati Uniti e i suoi alleati fondamentalmente lo sostenevano. Molti hanno cercato di minimizzare questo documento, ma poi Obama ha licenziato Michael Flynn da capo della DIA (Defense Intelligence Agency), e Flynn ha dichiarato che il documento era corretto, che gli Stati Uniti avevano “volontariamente” sostenuto questi estremisti. Ma gli Stati Uniti non riveleranno mai i gruppi militanti finanziati e armati, perché nel momento in cui dovessero farlo, troveremmo video di atrocità fatti da quei gruppi e la responsabilità sarebbe enorme. Ma soprattutto, il problema è che gli Stati Uniti hanno armato gruppi estremisti nel conflitto siriano, e non vogliono che il mondo sappia chi sono queste persone.

La battaglia per l’egemonia globale ha iniziato a svolgersi in Siria, tuttavia, quando i russi, gli iraniani e i cinesi hanno deciso di combattere, il mondo è cambiato. C’è stato un rimpasto negli equilibri del potere negli ultimi anni, con Russia, Cina, Iran in ascesa ed Europa e Nord America in declino. Ma è sul retro del conflitto siriano che è stata combattuta una battaglia di grande potenza, e sulla sua scia sono nate o trasformate nuove istituzioni internazionali per la finanza, la difesa e l’elaborazione delle politiche. Non si tratta solo del rafforzamento dei BRICS (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica), della Shanghai Cooperation Organization, dell’Asian Infrastructure Investment Bank, dell’Eurasian Union, ecc.. Cosa succederà alle rotte marittime controllate dall’Occidente ora che l’Asia ha iniziato a costruire rotte terrestri più veloci e meno costose? Il sistema SWIFT sopravvivrà quando sarà concordata un’alternativa per aggirare le sanzioni statunitensi ovunque? Questi sono solo alcuni esempi di questi cambiamenti.

Non sono naturalmente dovuti agli eventi in Siria, ma piuttosto, i retroscena della guerra in Siria hanno innescato la grande battaglia che ha scatenato il potenziale di questo nuovo ordine molto più rapidamente ed efficientemente.

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(Fonte: Sharmine Narwani, reporter e senior associate al St. Antony’s College di Oxford)

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Autore: niaguaita

Sociologa e scrittrice

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