Nia Guaita

UN Human Rights Council

Annunci

Il Consiglio dei Diritti Umani dell’ONU include, tra gli altri, i seguenti Paesi: •Iraq •Cina •Qatar •Burundi •Pakistan •DR Congo •Afghanistan •Arabia Saudita.

A proposito di Diritti Umani:

Iraq: “sparizioni forzate” documentate di arabi prevalentemente sunniti, compresi bambini di 9 anni, spesso nel contesto di operazioni di antiterrorismo. Giustiziati in modo extragiudiziale civili in fuga dal conflitto e distrutto case e altre proprietà civili. Individui sospettati di reati legati al terrorismo, sottoposti a processi iniqui e condannati a morte sulla base di “confessioni” estratte sotto tortura. In strutture controllate dai ministeri dell’Interno e della Difesa iracheni, dal KRG e in centri di detenzione segreti, i detenuti sono interrogati senza la presenza di avvocati e regolarmente torturati. Forme comuni di tortura comprendono: percosse sulla testa e sul corpo con aste e cavi metallici, sospensione di braccia o gambe in posizioni di tensione , scosse elettriche e minacce di stupro ai famigliari.

Cina: il governo continua a redigere e attuare nuove leggi con il pretesto della “sicurezza nazionale” che presenta gravi minacce ai diritti umani. Il premio Nobel per la pace Liu Xiaobo è morto in custodia. Attivisti e difensori dei diritti umani sono arrestati, perseguiti e condannati sulla base di accuse vaghe e sconvolgenti come “promuovere litigi “ e “provocare guai”. I difensori dei diritti umani sono spesso detenuti al di fuori di strutture ufficiali, cosa che comporta un rischio di maltrattamenti. I controlli su Internet sono stati rafforzati. La repressione delle attività religiose al di fuori delle chiese autorizzate dallo stato è aumentata. La repressione condotta nell’ambito delle campagne “anti-separatismo” o “anti-terrorismo” è particolarmente grave nella regione autonoma uigura dello Xinjiang e nelle aree abitate dai tibetani. Il governo continua a nascondere la reale portata dell’uso della pena di morte, nonostante ci siano più di quarant’anni di richieste di ulteriori informazioni da parte di organismi delle Nazioni Unite e della comunità internazionale.

Qatar: la discriminazione nei confronti delle donne è radicata sia nella legge sia nella pratica riguardo al matrimonio, al divorzio, all’eredità, alla custodia dei figli, alla nazionalità e alla libertà di circolazione. Discriminazione di genere anche nei confronti dei bambini. Violenza contro i bambini a scuola e a casa con leggi che limitano il diritto alla nazionalità dei bambini nati in Qatar in matrimoni di donne del Qatar con uomini stranieri. L’età minima per il matrimonio è rimasta a sette anni in violazione degli standard internazionali. Discriminazione nei confronti dei figli dei lavoratori migranti. Restrizioni ai diritti alla libertà di espressione, associazione e assemblea non conformi al diritto e alle norme internazionali. Leggi che criminalizzano pesantemente l’espressione ritenuta offensiva nei confronti dell’Emiro.

Burundi: uccisioni illegali nelle strade della capitale, Bujumbura e in tutto il Paese, sparizioni forzate, torture e altri maltrattamenti, arresti, detenzioni arbitrarie e restrizioni sui diritti alla libertà d’espressione. A maggio dell’anno scorso, il presidente Nkurunziza ha indetto una campagna di “moralizzazione” a livello nazionale che proibisce le convivenze prima del matrimonio pena il carcere e una multa. Torture e altri maltrattamenti da parte dello SNR, la polizia e l’esercito. I metodi di tortura comprendono la battitura con cavi e manganelli, violenza sessuale, pesi appesi ai genitali, stupro di donne e ragazze spesso durante l’arresto di un membro maschio della famiglia. L’impunità per tali violazioni è la regola.

Pakistan: il giro di vite sulla libertà d’espressione si è intensificato. La legge sulla prevenzione dei crimini elettronici del 2016 è stata utilizzata per intimidire, molestare e detenere arbitrariamente i difensori dei diritti umani per commenti online, con l’accusa di essere “blasfemi”, “anti-Pakistan”, “anti-esercito” e “anti-islam”. Blogger, giornalisti, avvocati, attivisti e altri difensori dei diritti umani subiscono vessazioni, intimidazioni, minacce, violenze e sparizioni forzate che sono diffuse. L’impunità prevale. Grandi manifestazioni hanno avuto luogo a sostegno delle leggi contro la blasfemia, che sono state usate per condannare le persone che esprimevano opinioni online. Le minoranze continuano a subire discriminazioni nel godimento dei diritti economici e sociali. I tentativi di limitare il matrimonio minorile sono stati bloccati dal Parlamento. Violenza continuata contro donne e ragazze, tra cui uccisioni da parte di parenti commessi in nome del cosiddetto “onore”. Nella provincia di Khyber Pakhtunkhwa, a nord-ovest, 94 donne sono state uccise da familiari. In diversi casi, non è stato possibile nemmeno condurre indagini. I sistemi di una giustizia parallela continuano a minare lo stato di diritto e a emettere “verdetti” . A luglio dell’anno scorso, un consiglio del villaggio nel distretto di Multan ha ordinato e realizzato lo stupro di un’adolescente in “vendetta” per un crimine presumibilmente commesso da suo fratello. Ad agosto, i corpi di una coppia di adolescenti a Karachi sono stati esumati per rivelare la presenza di scosse elettriche. La coppia era stata condannata a morte da una jirga (consiglio tribale). La legge del 2016, che prevede sanzioni per l’omicidio nei cosiddetti crimini “d’onore”, si è dimostrata inefficace.

DR Congo: la situazione dei diritti umani si è ulteriormente deteriorata. La violenza nella regione del Kasaï ha provocato migliaia di morti, almeno 1 milione di sfollati interni e causato la fuga di oltre 35.000 persone nella vicina Angola. A est, gruppi armati e forze governative continuano a colpire i civili e a sfruttare illegalmente e impunemente le risorse naturali. La polizia, i servizi d’intelligence e i tribunali continuano a reprimere i diritti alla libertà d’espressione. I difensori dei diritti umani e i giornalisti sono molestati, intimiditi, arbitrariamente arrestati, espulsi o uccisi. La polizia e l’esercito congolesi hanno compiuto e compiono centinaia di esecuzioni extragiudiziali (alche di bambini piccoli), stupri, arresti arbitrari ed estorsioni. Tutti impuniti.

Afghanistan: la violenza legata al conflitto ha portato a morti, feriti e spostamenti forzati. Le vittime civili continuano a essere alte; la maggioranza è stata uccisa o ferita da gruppi d’insorti armati, ma una significativa minoranza anche da parte delle forze filogovernative. Il numero di persone sfollate internamente dal conflitto è salito a oltre 2 milioni; circa 2,6 milioni di rifugiati afghani vivono fuori dal Paese. I membri del gruppo di minoranza Hazara e Shi’a continuano a subire vessazioni e attacchi, soprattutto da parte di gruppi armati ribelli. Il Comitato delle Nazioni Unite contro la tortura ha trovato “Diffusa accettazione e legittimazione della tortura nella società afghana”. Molti dei sospetti di azioni criminali, continuano a ricoprire cariche esecutive ufficiali, incluso di governo. Il comitato ha inoltre rilevato che i detenuti della Direzione nazionale della sicurezza, della polizia nazionale afgana e della polizia locale afghana sono soggetti a “Percosse, scosse elettriche, sospensioni, minacce, abusi sessuali e altre forme di abuso psicofisico”. La violenza di genere contro donne e ragazze continua.  Sono un aumento le punizioni pubbliche delle donne da parte di gruppi armati che applicano la legge della Shari’a. La Commissione indipendente per i diritti umani dell’Afghanistan ha denunciato migliaia di casi di violenza contro donne e ragazze in tutto il Paese, tra cui percosse, uccisioni e attacchi con l’acido. In uno scenario d’impunità per questi crimini e un’insufficienza d’indagini, i casi di violenza contro le donne rimangono gravemente sottostimati.

Arabia Saudita: severamente limitata la libertà d’espressione, associazione e assemblea. Molti difensori dei diritti umani e critici del governo sono detenuti e alcuni di loro sono condannati a lunghe pene dopo processi iniqui. I membri della minoranza musulmana sciita continuano a subire discriminazioni a causa della loro fede, inclusi l’accesso alla giustizia, i diritti al lavoro e ai servizi statali. Diversi attivisti sciiti sono stati giustiziati, e molti altri sono stati condannati a morte. Le autorità di sicurezza continuano a compiere arresti e detenzioni arbitrarie senza accuse né processi per periodi prolungati, in violazione del codice di procedura penale e a seguito di “confessioni” forzate, anche sotto tortura. La tortura e altri maltrattamenti nei confronti dei detenuti sono comuni. Nonostante le riforme limitate, le donne subiscono discriminazioni sistematiche nella legge e nella pratica e non sono adeguatamente protette contro la violenza sia sessuale sia di altra natura. Le autorità utilizzano ampiamente la pena di morte, con decine di esecuzioni. La coalizione guidata dai sauditi continua a commettere gravi violazioni del diritto internazionale nello Yemen.

Kenneth Roth di Human Rights Watch, ebbe a dichiarare nel 2006: “I Paesi con brutte situazioni per i diritti umani come l’Arabia Saudita, non avranno mai più un seggio nel Consiglio”.

E’ necessario aggiungere altro?

Annunci

Annunci