Africa e Francia

Nel mio scritto di ieri, ho evidenziato come Washington sia in guerra da anni in Africa, ma nelle parti francofone del continente, è Parigi che ne ha il pieno controllo. Alla fine della sua prima settimana in carica, Macron ha visitato le truppe francesi in Mali, volando a Gao, una città dove disordini e lotte etniche imperversano da oltre cinque anni ed ha incontrato alcuni dei 1.600 soldati francesi nella più grande base militare al di fuori della Francia. I francesi erano intervenuti nella loro ex colonia nel gennaio del 2013, nel tentativo di sconfiggere gruppi legati ad Al Qaeda che avevano approfittato della ribellione dei Tuareg per cercare di prendere il controllo del Paese. Questa ribellione si è poi diffusa in tutto il Sahel, una zona che copre oltre 3.053 milioni di kmq. Prima di proseguire, è importante però comprendere il ruolo del governo e dell’esercito francese nella regione. La Francia ha stabilito basi militari in Africa durante il periodo coloniale, mantenendo una presenza militare dopo la “flag independence” delle sue ex colonie negli anni ’60. La lotta per l’indipendenza dell’Africa francese, ad eccezione della Guinea, ha portato questi Stati ad avere una propria bandiera, un inno nazionale ma con una dipendenza continua dalla Francia sotto le condizioni di un patto coloniale che fu concordato come condizione per la loro decolonizzazione e che ha sancito una serie di condizioni favorevoli per la Francia nei processi politici, commerciali e di difesa. Per quanto riguarda la difesa, ci sono stati due accordi. Il primo di cooperazione militare e di aiuto tecnico militare (AMT) e riguardava l’addestramento di soldati e ufficiali delle forze di sicurezza. Il secondo, segreto e vincolante, era che le decisioni che riguardavano la difesa, dovevano essere supervisionate e attuate dal Ministero della Difesa francese, che avrebbe utilizzato questi Paesi come base legale per gli interventi delle forze militari francesi all’interno degli Stati africani. Questi accordi hanno consentito alla Francia di avere truppe pre-schierate in basi in tutta l’Africa che si trovano da allora permanentemente in basi e strutture militari, gestite interamente dai francesi. Il Patto coloniale era però molto più di un accordo militare giacché legava le economie di questi Paesi al controllo della Francia, facendo del franco francese la valuta nazionale in entrambe le ex regioni coloniali dell’Africa e creando una dipendenza continua dalla Francia. In sintesi, la Francia ha:

  • preso possesso delle loro riserve in valuta estera;

. assunto il controllo delle materie prime strategiche;

  • stazionato le proprie truppe col diritto di libero passaggio;
  • imposto che tutti gli equipaggiamenti militari fossero acquistati dalla Francia;
  • ottenuto che le imprese francesi potessero mantenere le imprese monopolistiche in settori chiave (acqua, elettricità, porti, trasporti, energia, ecc.).
  • ottenuto che nell’assegnazione di contratti governativi, le società francesi fossero considerate prima di altre;
  • ottenuto che questi Stati versassero un contributo annuale alla Francia per le infrastrutture create dal sistema coloniale francese;
  • fissato quantitativi minimi d’importazioni dalla Francia.

Questi trattati sono tuttora in vigore e operativi e il sistema è noto come Françafrique.

Le politiche di Françafrique non sono state il risultato di un processo democratico ma il risultato di politiche condotte da un piccolo gruppo di persone coordinate dal presidente francese in carica, la cosiddetta “African Cell “, promossa da DeGaulle e dal suo esperto per l’Africa, Jacques Foccart. Negli ultimi cinquant’anni, la “African Cell “, segreta e potente, ha supervisionato tutti gli interessi strategici della Francia in Africa, dominando un’ampia fascia di ex colonie: agendo come un comando generale, la cellula usa l’esercito francese per installare i leader che ritiene amichevoli agli interessi francesi e per rimuovere quelli che rappresentano un pericolo per la continuazione del sistema. Trascurando i tradizionali canali diplomatici, l’African Cell riporta solo a una persona: il Presidente francese. Sotto Chirac, l’African Cell era composta dal consigliere africano Michel De Bonnecorse, Aliot-Marie (ministro della Difesa) e dal capo della DGSE Pierre Brochand. Erano aiutati da una rete di agenti francesi incaricati di lavorare sotto copertura in Africa come impiegati e inseriti in società francesi come Bouygues, Delmas, Total e altre multinazionali. Sotto Sarkozy la “African Cell ” sempre diretta dal Presidente, includeva Bruno Joubert e un consigliere informale e inviato di Sarkozy, Robert Bourgi. Anche Claude Guéant, Segretario generale della presidenza e poi Ministro degli interni, ha svolto un ruolo influente.  La “African Cell” di Hollande era composta da amici fidati: Jean-Yves Le Drian (Ministro della Difesa); il generale Benoît Puga capo del suo servizio di sicurezza; l’advisor africano Hélène Le Gal e un numero di specialisti di livello inferiore dei Ministeri degli affari esteri e del tesoro. Non è ancora chiaro chi apparterrà alla cellula africana di Macron.Ciò che è importante per gli effetti di Françafrique sugli stati africani è che i francesi hanno resistito a qualsiasi cambiamento delle regole dettato a livello locale e hanno mantenuto truppe e gendarmi in Africa per abbattere qualsiasi leader con ambizioni divergenti dagli interessi francesi. Da considerare che durante gli ultimi 50 anni, sono stati 67 i colpi di stato che si sono verificati in 26 Paesi africani; Il 61% di questi, sono avvenuti nell’Africa francofona. I francesi hanno iniziato il loro controllo sui leader africani con l’assassinio di Sylvanus Olympio in Togo nel 1963, quando voleva imporre la moneta locale al posto del franco francese. Nel giugno 1962, il primo presidente del Mali, Modiba Keita, che voleva abbandonare il Patto coloniale, fu ucciso dal tenente Moussa Traore (ex legionario africano), che divenne poi Presidente del Mali. L’uso francese di ex legionari africani per rimuovere presidenti che si ribellano contro il patto coloniale, il Franco francese come valuta o Françafrique, divenne un luogo comune: il 1° gennaio del 1966, Jean-Bédel Bokassa, ex legionario francese, guidò un colpo di stato contro David Dacko, il primo Presidente della Repubblica centrafricana. Il 3 gennaio 1966, Maurice Yaméogo, il primo Presidente della Repubblica dell’Alto Volta, ora chiamato Burkina Faso, fu vittima di un colpo di stato compiuto da Aboubacar Sangoulé Lamizana. Il 26 ottobre 1972, Mathieu Kérékou, che era una guardia del corpo del Presidente Hubert Maga, il primo presidente della Repubblica del Benin, ha guidato un colpo di stato contro il presidente. Ci sono stati diversi altri assassini gestiti dai francesi che hanno avuto luogo senza l’uso di legionari. Come: Marien Ngouabi, Presidente della Repubblica del Congo, assassinato nel 1977. In Camerun, Felix Moumie, che è stato il successore di Reuben Um Nyobe, assassinato in precedenza, è stato assassinato da un avvelenamento da tallio a Ginevra il 15 ottobre 1960. Il suo assassino era un agente francese, William Bechtel, che si era fatto giornalista per incontrare Moumie in un ristorante, avvelenando la sua bevanda. François Tombalbaye, presidente del Ciad, fu assassinato da soldati comandati da ufficiali dell’esercito francese nel 1975. Poi, nel dicembre 1989, i francesi rovesciarono il governo di Hissan Habre in Ciad e installarono Idriss Deby come Presidente perché Habre voleva vendere petrolio del Ciad a compagnie degli Stati Uniti. Forse il più tragico, fu l’assassinio di Thomas Sankara del Burkina Faso nel 1987. Sankara assunse il potere nel tentativo di rompere i legami del Paese con il potere coloniale francese ma deposto e ucciso con un colpo di stato su ordini francesi nel 1983, guidato dal suo migliore amico e compagno d’infanzia Blaise Compaoré. Nel marzo 2003 le truppe francesi e del Ciad rovesciarono il governo eletto del presidente Ange-Felix Patasse quando annunciò l’intenzione di estromettere le truppe francesi dalla Repubblica centrafricana, installando il generale François Bozize, deposto anche lui acuni anni dopo sempre dai francesi. Nel 2009, i francesi hanno sostenuto il colpo di stato in Madagascar di Andry Rajoelina contro il governo eletto di Marc Ravalomanana che voleva aprire il Paese agli investimenti di compagnie internazionali nel settore minerario e petrolifero, rifiutando alla Total di aumentare unilateralmente del 75% il prezzo per il petrolio. I francesi hanno usato le truppe in Costa d’Avorio per provocare un tentativo di rovesciamento del governo democraticamente eletto di Gbagbo. Quando la ribellione per cacciare Gbagbo fallì, le truppe francesi divisero il Paese in due zone e continuarono a pianificare colpi di stato contro Gbagbo. Quando Gbagbo vinse le elezioni nel 2010, nonostante le interferenze francesi, le truppe francesi (e le “forze di pace” delle Nazioni Unite) usarono elicotteri da combattimento per attaccare la cittadinanza ivoriana, conquistando il paese nel 2011.

L’attuale problema per la Francia in Africa, è il mantenimento di un ampio coinvolgimento –molto costoso- delle sue forze armate. Attualmente ci sono 36.000 soldati dispiegati, in operazioni chiamate “OPEX” (Operazioni esterne), che si occupano del controllo della politica interna delle nazioni africane di Francafrique e dei loro confini. Come: in Costa d’Avorio, dove le truppe francesi dell’operazione Licorne e i suoi elicotteri hanno rovesciato il governo di Gbagbo e supervisionato l’uccisione di numerosi cittadini ivoriani in collaborazione con le “forze di pace” delle Nazioni Unite. In Chad, con la missione Epervier, istituita nel 1986 per aiutare a ristabilire la pace e mantenere l’integrità territoriale del Ciad, e istituire e proteggere il governo di Deby. La Francia è presente in Mali dal gennaio 2013 a sostegno delle autorità maliane nella lotta contro i gruppi terroristici. 2.900 uomini sono stati schierati con l’operazione Serval. Dal dicembre 2013, la Francia ha operato anche nella Repubblica Centrafricana a sostegno della MISCA, l’operazione di mantenimento della pace dell’Unione Africana con 1.600 uomini che sono schierati con l’operazione Sangaris. La Francia sostiene anche la partecipazione di soldati africani alle operazioni di mantenimento della pace attraverso il programma di rafforzamento delle capacità di mantenimento della pace africana (RECAMP). Nel 2017, i francesi hanno concentrato i loro schieramenti di truppe nell’Africa occidentale per combattere la crescente minaccia del fondamentalismo islamico, con circa 3.000 soldati che rimangono nella vasta area africana del Sahel, senza una specifica data di uscita. Quest’operazione è nota come Operazione Barkhane (il nome si riferisce a una duna di sabbia a forma di falce) e le forze sono organizzate attorno a quattro campi base con quartier generale nella capitale ciadiana di Ndjamena. In seguito ad accordi diplomatici con il Ciad, il Mali, il Niger, il Burkina Faso e la Mauritania (il “Sahel G-5”), questi militari francesi sono impegnati a garantire la regione del Sahel-Sahara nelle operazioni di cooperazione che coinvolgono le truppe del G-5, impiegando 20 elicotteri, 200 veicoli corazzati, 200 camion, 6 jet da combattimento, 10 aerei da trasporto e 3 droni (dati dell’anno scorso). Il loro scopo principale, comunque, non è interamente la soppressione delle forze fondamentaliste, ma quello di salvaguardare le miniere di uranio dell’Areva francese in Niger, che forniscono alla Francia rifornimenti per i suoi programmi di energia nucleare. L’avvio dell’operazione Barkhane (tuttora in corso e che vede coinvolti 4.000 militari), ha posto fine a quattro operazioni francesi esistenti in Africa; Licorne (Costa d’Avorio, 2002-2017), Épervier (Ciad, 1986-2014), Sabre (Burkina Faso, 2012-2014) e Serval (Mali, 2013-2014). Sebbene Licorne sia finita nel giugno 2017, 450 soldati francesi sono rimasti ad Abidjan come base logistica. L’Operazione Sangaris (Repubblica Centrafricana, 2013-2016) è stata classificata come una missione umanitaria anziché antiterrorismo e lo spiegamento di circa 2.000 soldati francesi è stato poi ridotto a 1.200 che rimangono nel nord del Mali. Gli schieramenti militari francesi esistenti a Gibuti, Dakar (Senegal) e Libreville (Gabon) sono stati ridimensionati. Per concludere, la Francia, che non può più permettersi lo sforzo economico di mantenere una posizione militare forte in Africa, è stata in grado di ottenere l’assistenza dei suoi partner dell’Unione europea in una politica di sicurezza e di difesa comune (PSDC) in programmi come EURFOR in Ciad che affronta teoricamente solamente le organizzazioni terroristiche.

(nella foto: forze francesi in Africa 2017)

French-forces-Africa

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Autore: niaguaita

Sociologa e scrittrice

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