Africa, Stati Uniti e CIA

Gli Stati Uniti combattono guerre in Africa dagli anni ’50: in Angola, Repubblica Democratica del Congo, Somalia, Sudan, Etiopia, Somalia, Marocco, Libia, Gibuti per nominare solo alcuni Paesi. In alcuni di questi, hanno usato truppe statunitensi, ma nella maggior parte dei casi hanno finanziato, armato e supervisionato il sostegno a forze indigene (nel loro sostegno alle forze anti-MPLA in Angola, hanno inviato armi e attrezzature all’opposizione dell’UNITA; nella Repubblica Democratica del Congo, Larry Devlin della CIA era un Ministro non ufficiale del governo di Mobutu). Da quando poi, nel 2002, l’amministrazione Bush ha annunciato che l’Africa era una “priorità strategica nella lotta al terrorismo”, gli strateghi della politica estera degli Stati Uniti, si sono concentrati per centralizzare e coordinare una politica militare su base continentale formando il Comando africano (AFRICOM) e il Comando delle operazioni speciali Africa (SOCAFRICA). Questi comandi, organizzano eserciti africani, eufemisticamente chiamati “Co-operative partnerships “, con l’obiettivo di sostenere attività antiterrorismo nel continente. I team per le operazioni speciali degli Stati Uniti sono oggi schierati in 23 Paesi africani e gli Stati Uniti gestiscono basi in tutto il continente: oltre a Camp Lemonnier a Gibuti (Main Operating Base), ci sono numerose sedi CSL (cooperative security locations), FOL (Forward operating locations) e altri avamposti costruiti in Burkina Faso, Camerun, Repubblica Centrafricana, Ciad, Gibuti, Etiopia, Gabon, Ghana, Kenya, Mali, Niger, Senegal, Seychelles, Somalia, Sud Sudan e Uganda (nel 2015 gli Stati Uniti hanno rivelato pubblicamente di avere 46 basi di diversi tipi in Africa). Le forze armate statunitensi hanno anche accesso a zone in Algeria, Botswana, Namibia, Sao Tomé e Príncipe, Sierra Leone, Tunisia, Zambia e altri Paesi. I due siti operativi di AFRICOM sono il Camp Lemonnier di Gibuti e una base sull’Isola dell’Ascensione al largo della costa occidentale dell’Africa: questi, sono considerati  come ” enduring locations” e fungono da hub per le missioni in tutto il continente e per rifornire la crescente rete di avamposti. Gli Stati Uniti vendono attrezzature militari alle nazioni africane tramite la Defence Security Cooperation Agency; destinatari principali: Botswana, Etiopia, Ghana, Guinea, Mali, Nigeria, Senegal, Sud Africa, Zimbabwe. L’African Coastal and Border Security Program fornisce veloci motovedette, veicoli, apparecchiature di sorveglianza elettronica e apparecchiature per la visione notturna. L’Intelligence Fusion Cell, con sede a Kisangani, nella Repubblica Democratica del Congo con obiettivo la sorveglianza per la “sicurezza regionale”, garantisce l’accesso degli Stati Uniti all’oro, ai diamanti, all’uranio, al platino e al coltan. L’APS (Africa Partnership Station), in collegamento con il personale militare locale, garantisce la sicurezza della produzione petrolifera di Senegal, Liberia, Ghana, Camerun, Gabon, Sao Tome e Principe. Gli Stati Uniti sono intervenuti e intervengono militarmente nelle controversie interne (che creano tramite la CIA) e, di fatto, hanno assunto il controllo di questi Paesi (come del resto, ha fatto anche la Francia).  A questo proposito, vi è da osservare che c’è stato un aumento drammatico nell’uso di UAV (Unmanned Aerial Vehicles) che sta diventando “The weapon of choice” nella guerra contro i terroristi (o almeno quelli designati come terroristi). Nell’ultimo decennio, l’uso americano di UAV e UAS (sistemi aerei senza equipaggio) è cresciuto esponenzialmente, così come il numero di basi UAV che è salito a circa 63. Dalle basi UAV alle Seychelles e al campo di Lemonnier a Gibuti, gli UAV sono inviati quasi ogni giorno per distruggere obiettivi in ​​Yemen, Somalia e nei paesi limitrofi. La maggior parte degli UAV, sono droni MQ-Reaper muniti di missili. Queste basi UAV sono gestite sia dall’esercito statunitense sia dalla CIA. Trump ha scelto Cyril Sartor per il ruolo di Senior Africa Director del National Security Council, (Sartor è stato vicedirettore aggiunto della CIA per l’Africa). Da gennaio 2017 non è stato ricoperto il ruolo di Segretario di Stato permanente per gli affari africani, ma a dicembre, il Dipartimento della Difesa ha nominato Alan Patterson come nuovo Vice Segretario aggiunto per gli affari africani (Patterson è stato responsabile delle operazioni clandestine in Africa). Che ex appartenenti alla CIA occupino due delle tre posizioni di comando per l’impegno degli Stati Uniti in Africa, è sconfortante. Non dimentichiamo che la CIA è stata implicata nell’assassinio del leader dell’indipendenza del Congo Patrice Lumumba, nel colpo di stato che rovesciò il primo presidente del Ghana, Kwame Nkrumah e nell’arresto di Nelson Mandela. Più recentemente, nel 2011, i ribelli armati della CIA hanno combattuto contro Gheddafi in Libia. La storia dell’agenzia non è certamente uno sfondo promettente della strategia americana in un continente di Paesi che il presidente degli Stati Uniti ha etichettato come ” shithole “.

(Nella foto: le principali basi USA)

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Autore: niaguaita

Sociologa e scrittrice

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